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cura del Dott. Franco Carnesalli

ENHANCE Findings Question the Role of Ezetimibe in Hypercholesterolemia
John Kastelein, Academic Medical Centre, Amsterdam, the Netherlands. American College of Cardiology (ACC) 57th Annual Scientific Session. CHICAGO - March 31, 2008
JAMA, May 21, 2008 Vol 299 No 19,2266
Lo studio ha lo scopo di valutare l’eventuale miglioramento dello spessore dei vasi sanguigni con una combinazione di simvastatina-ezetimibe, rispetto alla sola simvastatina. Ma la dimostrazione non si e’ avuta.
La differenza nello spessore intima-media nella carotide comune dopo 2 anni di trattamento e’ aumentata in media di 0,0058 millimetri per i 342 pazienti assegnati alla simvastatina 80 mg, paragonata con un aumento medio di 0,0111 millimetri con la combinazione simvastatina 40 mg-ezetimibe 10 mg, differenza non statisticamente significativa (P =. 29).
L'addizione di ezetimibe alla simvastatina ha condotto ai miglioramenti attesi nel livello di lipopro-teine a bassa densità [LDL] e di proteina C-Reattiva, ma non ha ridotto affatto lo spessore intima-media della carotide comune,
Lo studio ENHANCE fra i pazienti con ipercolesterolemia familiare potrebbe essere fallito perché la misurazione dei mutamenti minuti nello spessore intima media potrebbe essere stata imprecisa,
o perché la popolazione dei paziente era errata per il progetto dello studio, o perché c'è un problema con la associazione di molecole.
Altri studi riferiranno l'impatto del farmaco sui risultati clinici (piuttosto che end point surrogato), come per esempio le variazioni nelle arterie carotidee.
Il fallimento di ezetimibe nel mostrare il beneficio fa avanzare l’ipotesi che un eventuale aumento di dosaggio possa essere pericoloso e potrebbe causare il danno ai pazienti.
Il consiglio potrebbe essere quello di tornare alle statine per i pazienti con ipercolesterolemia, riservando l'ezetimibe per i pazienti che non possono tollerare le statine o che hanno raggiunto i limiti massimi di colesterolo conseguibile con le statine.
Commento: Il lavoro, appena pubblicato su JAMA di maggio, comincia a instillare qualche dubbio sulla “onnipotenza” attribuita finora alla associazione in questione. D’altro canto non ci si poteva aspettare di piu’ da un farmaco che ha essenzialmente un effetto a livello intestinale.
Qualcuno ha suggerito l’ipotesi che i pazienti scelti siano tutti precedentemente trattati ad alte dosi con statine e quindi abbiano gia’ dei valori di IMT bassi, non suscettibili di miglioramento. Inoltre, evidentemente l’ezetimibe associata a 40 mg di simvastatina ha meno effetto della simvastatina 80 mg (!!!) da sola sullo spessore di parete.
Quindi, nel dubbio, consigliamo, come concludono gli autori, di riservare l’associazione ai pazienti dove le statine non sono sufficienti a dosaggi tollerati, o non sono tollerate affatto. E sappiamo che di questi pazienti ne abbiamo parecchi, e per questi dobbiamo avere un farmaco che quanto meno abbassi gli indici che certamente influenzano la prognosi e l’evoluzione clinica.