a cura del Dott. Franco Carnesalli



Effect of Folic Acid and B Vitamins on Risk of Cardiovascular Events and Total Mortality Among Women at High Risk for Cardiovascular Disease
Christine M. Albert – Cardiovascular Medicine and Aging Department of Medicine, Brigham and Women’s Hospital, Harvard Medical School, Boston, Massachusetts
JAMA 2008;299(17):2027-2036


Recenti studi randomizzati fra pazienti con preesistente malattia cardiovascolare (CVD) non hanno confermato i benefici di supplementazione di Vitamina B sul rischio cardiovascolare. I dati delle osservazioni suggeriscono benefici maggiori fra le donne, anche se le donne sono state sottorappresentate nei trial randomizzati pubblicati. L'obbiettivo di questo studio e quello di testare se una combinazione di acido folico, la vitamina B6 e la vitamina B12 abbassano il rischio di CVD fra le donne ad alto rischio con e senza CVD.
In questo studio sull’utilizzo di vitamine antiossidanti, 5442 donne che erano professionisti della salute americani e della eta’ di 42 anni e oltre, con una storia di CVD o 3 o più fattori di rischio coronarici, sono state inserite in un studio randomizzato in doppio ciecoe caso-controllo, per  ricevere una compressa contenente 2.5 mg di acido folico, 50 mg di vitamina B6, e 1 mg di vitamina B12 o un placebo, ed erano trattate per 7,3 anni a partire da aprile 1998 al luglio 2005 e

L’end point principale era il numero di infarto miocardico, ictus, rivascolarizzazione coronarica,  di mortalità per CVD.
Paragonate col placebo, un totale di 796 donne ha presentato un evento di CVD (406 nel gruppo attivo e 390 nel gruppo placebo). I pazienti che ricevevano il trattamento vitaminico attivo hanno avuto un rischio simile per la CVD che e’ l’end point primario (226.9/10 000 persone-anno vs 219.2/10 000 persone-anno per il gruppo attivo v il gruppo placebo; il rischio relativo [RR], 1,03; 95% intervallo di fiducia [CI], 0.90-1.19; P = .65), come pure per il secondo outcome, cioe’ l’ infarto miocardico (34.5/10000 persone/ anno vs 39.5/10 000 persone/anno; RR, 0,87; 95% CI, 0.63-1.22; P = .42), l’ictus (41.9/10 000 persone-anno v 36,8/ 10 000 persone anno;RR,1.14;95%CI,

0.82-1.57;P=.44), e and mortalita’ CV (50.3/10 000 persone-anno vs 49.6/10 000 persone/anno;

RR, 1.01;95%CI,0.76-1.35;P=.93).. Nel sottogruppo Inablood, il livello medio plasmatici di omocisteina  era diminuito del 18.5%(95%CI, 12.5%-24.1%; P.001)  nel gruppo attivo (n=150) piu’ di quello osservato nel gruppo placebo (n=150), per una differenza di 2,27 (95% CI, 1,54-2,96).

Dopo 7,3 anni di trattamento e follow-up, una compressa in combinazione con acido folico,

vitamina B6 e vitamina B12 non ha raggiunto l’end point di eventi totali cardiovascolari fra le donne ad alto rischio, malgrado abbassi il livello di omocisteina in modo significativo.

Commento: Questo studio sembra negare due must della cardiologia attuale.
Sapevamo che l’omocisteina e’ un fattore di rischio cardiovascolare significativo, e che le vitamine B12 e acido folico, riducendo il suo livello, avrebbero dovuto ridurre anche il rischio.
E invece pare che non sia vero.           

Sarebbe opportuno che fosse chiarito da ulteriori studi se l’omocisteina e’ un fattore veramente determinante sul rischio cardiovascolare,e di conseguenza dobbiamo caricare i nostri pazienti di ulteriori farmaci e controlli di laboratorio, o sono puri discorsi teorici.. E’ cio che accade con la Proteina C Reattiva, che sembra collegata alla infiammazione di placca, ma ci sono anche qui studi che mettono in dubbio il reale valore del suo ruolo.
Dunque, se possibile, perseguiamo i fattori di rischio ormai consolidati, il cui controllo garantisce ottime prospettive di prevenzione, e attendiamo conferme su altri fattori di rischiola cui portata    sembra attualmente in discussione.